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L' Italia sospesa: dilaga l'incertezza

di Roberto Arditti

È ben oltre la metà degli italiani a dirlo con franchezza: abbiamo meno paura del virus ma guardiamo con ansia al futuro.

Sì perché lo svettare in cima ai sentimenti degli italiani dell’incertezza è il segno che stiamo prendendo le misure alla pandemia (di cui vediamo tutta la pericolosità ma di cui stiamo imparando a gestire gli effetti sulla vita individuale e di relazione), ma anche che non riusciamo a capire bene quale futuro ci attende.

 

C’è confusione al governo e tra i vertici istituzionali, per cui si fa fatica a capire cosa succederà, quando succederà e come succederà.

C’è confusione tra gli esperti di salute, che pur sforzandosi di dire cose di grande buonsenso non sempre mandano messaggi coerenti (si pensi al cambio di atteggiamento a livello planetario dell’OMS sulle mascherine).

C’è confusione in famiglia e negli ambienti di lavoro, perché pochi hanno idee precise su quando si tornerà in fabbrica o in ufficio, ma anche a scuola e, persino, in chiesa.

Ecco allora l’incertezza che diventa “dominus” della situazione, per ora ancora in forma quasi bonaria.

Ma sia chiaro a tutti: quel 17 % in fondo alla classifica SWG che già si dichiara arrabbiato è pronto ad esplodere.

Uomo avvisato, mezzo salvato.

 

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