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L'Europa torna (per ora) a scaldare i cuori. Durerà?

di Roberto Arditti

Mentre in America divampa il fuoco della rabbia e in Cina il governo schiva il j’accuse internazionale per la gestione del virus, l’Europa prova a rialzare la testa. Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza l’UE riprende quota nelle opinioni degli italiani. Una possente novità per una crisi che finora ci aveva abituato solamente a sonore bocciature per le istituzioni comunitarie.

Ma siamo dunque di fronte a una resurrezione dell’europeismo nel nostro Paese?

Parlare di rinascita appare prematuro ma quello che emerge dai dati SWG è senza dubbio un elemento sorprendente. Ad aprile la fiducia nell’Ue era ai minimi storici, una caduta che appariva inarrestabile di fronte all’immobilismo di Bruxelles e ai litigi continui tra gli Stati membri. Oggi invece qualcosa è cambiato.

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Torna infatti a crescere l’apprezzamento nelle istituzioni comunitarie. Si attestano al 39% i giudizi positivi degli italiani nei confronti delll’Unione nel suo complesso, 35% è invece il livello di sostegno alla Banca Centrale Europea e 32% il consenso raccolto dalla Commissione Europea.

Numeri ancora risicati ma in netto miglioramento rispetto alle scorse settimane. Prova del fatto che “Next Generation EU”, il maxi-piano da 750 miliardi lanciato dalla Commissione Europea, ha lasciato il segno nelle percezioni degli italiani.

“Il momento dell’Europa è giunto” ha affermato trionfalmente Ursula von der Leyen. Tuttavia, la strada per un’intesa sul nuovo strumento anti-crisi è lastricata di ostacoli e il negoziato potrebbe impantanarsi nei farraginosi meccanismi decisionali comunitari.

Un primo appuntamento è fissato per il 19 giugno, quando i leader dei 27 Paesi membri si incontreranno in videoconferenza. Ma la partita vera comincerà il 1 luglio quando si aprirà il semestre europeo a guida tedesca. Tutto dunque ancora una volta dipenderà dall'abilità diplomatica della cancelliera Merkel.

Avviso ai governanti: le risorse economiche messe in campo dall'Europa non ci saranno tutte subito ma arriveranno dilazionate negli anni a venire. Pertanto se la crisi d'autunno si rivelerà particolarmente dura, in Italia potremmo assistere a un nuovo tonfo nel gradimento delle istituzioni Ue e stavolta la discesa verso il baratro potrebbe essere inesorabile.