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Autunno caldo: gli italiani lo temono ma non troppo

di Roberto Arditti

Da una parte i sindacati che chiedono a gran voce una proroga, dall’altra Confindustria che ammonisce: “più tardi verrà eliminato e più drammatiche saranno le conseguenze”. È il blocco dei licenziamenti il vero oggetto del contendere tra le parti sociali, una misura che il governo si appresta ad estendere (con alcune eccezioni) per tutto il 2020.

Ma il prolungamento, che dovrebbe essere varato con il decreto di agosto, riuscirà a placare le ansie occupazionali degli italiani?

Non sarà un’impresa facile visto anche il crollo senza precedenti del PIL certificato dall’Istat, meno 12,4% nel secondo trimestre 2020.

Per il momento i dati di SWG rilevano un peggioramento delle percezioni dei cittadini sulla situazione lavorativa nel nostro Paese. L’ottimismo prevalso fino a giugno comincia a sgretolarsi e l’insicurezza si fa sempre più strisciante. Ecco allora che nella rilevazione di fine luglio un italiano su due afferma che i licenziamenti sono altamente probabili.

C’è però un aspetto degno di nota: tra il 51% dei pessimisti soltanto il 17% teme di perdere il proprio posto di lavoro, il 32% è invece convinto che gli esuberi, pur essendo all’ordine del giorno, non lo riguarderanno personalmente. Siamo dunque di fronte a un forte sentimento di precarietà nei confronti dello scenario occupazionale italiano ma al contempo c’è ancora la convinzione di riuscire ad uscire indenni dalla crisi.

 

 

Ma se l’OCSE prevede per il nostro Paese la perdita di 1 milione di posti di lavoro (nel caso in cui la pandemia venga tenuta sotto controllo) e di 1,5 milioni nel caso di seconda ondata, quali sono invece le aspettative degli italiani?

Per il 28% dei cittadini i licenziamenti saranno meno di 100mila, per il 20% toccheranno un livello compreso tra i 100mila e i 500mila. Mentre è “solo” il 20% ad essere convinto che supereranno quota 500mila.

Tra quelli che si mostrano più catastrofisti sulle previsioni occupazionali, l’appartenenza politica si rivela un netto discrimine. Sono gli elettori di centrodestra i più convinti che ci attende un autunno “lacrime e sangue”: una opinione condivisa da ben il 47% degli elettori di Fratelli D’Italia (di gran lunga i più critici nei confronti delle politiche economiche dell’esecutivo) e dal 20% dei supporter leghisti. Quest’ultima, viste le ripetute accuse di Salvini al governo Conte anche all’indomani del vertice europeo, appare una cifra sicuramente inferiore alle attese.

Le cose cambiano diametralmente se si guarda all’area giallorossa, qui ad essere convinti che i licenziamenti supereranno quota 500mila sono il 19% degli elettori PD e appena il 5% dei grillini. Segno evidente della mutazione genetica pentastellata: da polo del malcontento sempre pronto ad evocare il fantasma del disfattismo a partito di governo ottimista sulle sorti del nostro Paese.

È poi interessante individuare quali settori, a detta degli italiani, soffriranno maggiormente la crisi.

Sono le attività più duramente colpite dalle misure di distanziamento sociale quelle che, secondo i cittadini, vedranno un aumento esponenziale della disoccupazione: ristorazione e turismo (81%), piccolo commercio (79%) e piccole e medie imprese (75%).

Vengono percepite nettamente più in salute le aziende agricole, le banche, le assicurazioni e la grande distribuzione. Mentre per le aziende high tech il 36% dei cittadini prevede perfino un aumento dell’occupazione. Gli italiani su questo punto sembrano avere le idee chiare: il digitale è l’unica via di uscita per fermare l’emorragia di posti di lavoro.