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Anche Greta è vittima del COVID

di Roberto Arditti

Greta Thunberg rientra a scuola, “il periodo sabbatico è finito” ha annunciato l’attivista svedese dal suo profilo Instagram. Un ritorno alla normalità che ha il retrogusto amaro della delusione per un’occasione mancata. Il 2020 doveva essere l’anno delle lotte ambientaliste, delle piazze gremite di giovani (e non solo) scesi a manifestare contro i cambiamenti climatici. I presupposti c’erano tutti, poi però è arrivato il COVID e le priorità si sono rimescolate.

È una rilevazione SWG a mostrarci la brusca frenata del sentimento ecologista che avrebbe dovuto infiammare l’Italia. Un anno fa il 28% dei cittadini indicava la questione ambientale tra i tre problemi più urgenti per il nostro Paese, oggi questa percentuale è calata al 25%. E così per la prima volta dal 2017 si arresta la crescita della preoccupazione per gli effetti dell’inquinamento.

 

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Per una preoccupazione che retrocede ce n’è un’altra che scala la vetta. 

La sanità, tema pressoché dimenticato nell’ultimo decennio, compie un grande balzo in avanti. Adesso ben il 35% degli italiani la considera una priorità, un anno fa a pensarla in questo modo era soltanto il 20% dei cittadini.

Un notevole incremento (15%) che però non sorprende più di tanto se si considera che, da fine febbraio, le cronache dalle corsie degli ospedali e le testimonianze di medici e infermieri occupano indiscutibilmente il centro della scena mediatica.

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Più inattesa è la crescita dei timori legati all’immigrazione. Siamo ancora lontani dal picco d’ansia raggiunto nel 2016 (32%) ma l’aumento è comunque degno di nota. Più 8 punti percentuali rispetto al 2019 (dal 19% al 27%). Un’escalation molto probabilmente dovuta allo spauracchio dei contagi legati agli sbarchi e che potrebbe produrre rilevanti conseguenze politiche.

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Infine, c’è la paura più grande: quella per il benessere del Paese.

Un’apprensione che negli ultimi anni non è mai realmente scomparsa ma che adesso raggiunge il livello massimo. 38% è la quota di italiani che indica lo sviluppo produttivo tra i tre problemi che destano maggiore preoccupazione.

Un dato mai così elevato dal 2014 e che ci dice quale sarà lo stato d’animo autunnale: nei prossimi mesi infatti saranno gli indicatori economici a tenere gli italiani con il fiato sospeso.

 

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