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Milano straccia Roma e Napoli (nonostante tutto)

di Roberto Arditti

“Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra”. (Italo Calvino, Le città invisibili)

Il silenzio che si impossessa delle strade e delle piazze allo scoccare del coprifuoco, i centri storici deserti, le serrande abbassate e i trasporti pubblici in affanno: il virus ha trafitto il cuore delle grandi città.

L’emergenza sanitaria ha portato in superficie tutte le fragilità e le contraddizioni degli spazi urbani, mostrando come tra gli italiani sia sempre più forte il desiderio di cambiare il proprio stile di vita.

Ma quali sono le città più attrezzate per rispondere ai nuovi bisogni al tempo della pandemia?

A darci una risposta è la ricerca SWG sulle “città italiane nel post Covid-19”presentata in anteprima durante l’assemblea annuale di Confindustria Assoimmobiliare.

I dati dell’istituto triestino fotografano un’Italia spaccata a metà. Da una parte i residenti al Nord che complessivamente promuovono i centri urbani in cui vivono. Dall’altra gli abitanti del Centro-Sud che si dicono insoddisfatti di quasi ogni aspetto delle proprie aree metropolitane.

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Nonostante il “modello Milano” sia quello più duramente colpito dalle conseguenze del virus, tuttavia il capoluogo lombardo è di gran lunga il più apprezzato dai suoi abitanti. Dalla disponibilità di servizi pubblici, agli spazi verdi passando per le infrastrutture digitali e la qualità della vita: per tutte queste caratteristiche la città riceve un giudizio ampiamente sopra la sufficienza.

Se la cava bene anche Torino, promossa su tutto ad eccezione del trasporto urbano e della capacità amministrativa. Mentre Genova fa più fatica ad affermarsi come esempio virtuoso di area metropolitana.

Tutt’altra storia per Roma, Napoli e Palermo che precipitano nel gradimento dei residenti. In particolare, sono i mezzi pubblici il vero tallone d’Achille delle tre città (tutte con un voto al di sotto del 4 in questo ambito).

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Un divario di percezioni tra Nord e Centro-Sud che finisce per condizionare il modo con cui i cittadini raccontano i propri centri urbani.

Si creano così due narrazioni del tutto discordanti.

Da una parte Milano: ben tenuta, efficiente, interconnessa, facile da girare e capace di rinnovarsi.

Dall’altra Roma e Napoli: mal tenute, inefficienti, poco interconnesse, difficili da girare e incapaci di reinventarsi.

Numeri indubbiamente rilevanti sotto il profilo politico, visto che nel 2021 tutte e tre le città saranno chiamate alle urne per scegliere la propria amministrazione.

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Nei dati emerge infine una spinta al cambiamento che punta a reimmaginare le città.

Ma secondo la maggioranza degli italiani quali devono essere gli attori di questa rivoluzione urbana?

Tanto negli interventi di rigenerazione quanto in quelli sulla rete infrastrutturale, ben oltre la metà dei cittadini auspica una stretta collaborazione tra imprese e istituzioni.

Gli italiani sembrano dunque avere le idee chiare: nelle città post Covid pubblico e privato dovranno fare sintesi, lasciando da parte qualsiasi tipo di furore ideologico.