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Attenzione, signori del governo: un italiano su tre non vuole fare il vaccino

di Roberto Arditti

“L’obbligo è una scelta molto forte, sono per la facoltatività”, così Giuseppe Conte ospite di Lilli Gruber su La7 allontana l’ipotesi di un’imposizione della vaccinazione anti-Covid per tutti i cittadini. Parole che gettano acqua sul fuoco delle polemiche, sempre più roventi specialmente dopo le dichiarazioni di scetticismo del professor Crisanti.

Ma le affermazioni del Premier non bastano a occultare lo scontro in corso nel governo e nella comunità scientifica.

L’opzione dell’obbligatorietà resta infatti più che mai sul tavolo. Anche perché l’obiettivo sarà raggiungere una copertura del 60-70% della popolazione e, come ha ricordato il ministro Speranza, capiremo soltanto in corso d’opera se basterà affidarsi alla persuasione o se serviranno strumenti ben più coercitivi.

Nel frattempo, l’ultima rilevazione SWG fotografa un’Italia in cui cresce la contrarietà alla vaccinazione. Un balzo di tre punti percentuali rispetto alla scorsa settimana (dal 34% al 37%).

Ad oggi dunque più di un terzo dei cittadini non intende vaccinarsi. Una quota che si riduce significativamente nel caso di obbligatorietà. In quest’ultimo scenario soltanto l’11% degli intervistati rifiuterebbe la profilassi.

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Un quadro non particolarmente roseo per una campagna vaccinale di massa, come quella che il governo auspica nel 2021.

Numeri che ancora una volta rivelano la forza crescente esercitata dal sentimento anti-scientifico nel nostro Paese.

Allo stesso modo infatti, cresce la quota di italiani che sposa le tesi cospirazioniste sull’origine della pandemia (25%, in aumento di ben 6 punti percentuali rispetto a settembre).

In particolare, nel fronte dei complottisti sono due le teorie che vanno per la maggiore: quella di chi sostiene che il virus sia stato creato in laboratorio e diffuso di proposito per modificare gli equilibri mondiali (20%) e quella ancora più estrema secondo cui si tratta di una vera e propria invenzione strumentalizzata per controllare le persone e l’economia (5%).

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È infine interessante capire in che modo la provenienza del vaccino cambia la percezione sulla sua affidabilità.

A giudicare dai dati SWG, il Paese di produzione è un elemento determinante che condiziona il senso di sicurezza della popolazione.

Così, scopriamo che un vaccino “Made in Italy” accresce di molto la fiducia dei cittadini (75%). Un sentimento di orgoglio nazionale che potrebbe rivelarsi utile a smorzare la diffidenza.

Seguono poi i vaccini degli altri Paesi europei (67%) e quello americano (57%).

Sono invece di tutt’altra natura i sentimenti nei confronti della Russia e della Cina che nonostante i ripetuti annunci degli ultimi mesi non riescono a convincere gli italiani (29% entrambe).

Giudizi particolarmente rilevanti visto che i tre vaccini attualmente più vicini al traguardo arrivano tutti da Occidente: quelli delle multinazionali statunitensi Pfizer e Moderna e quello di AstraZeneca con l’Università di Oxford e l’IRBM di Pomezia.

La corsa al vaccino sarà dunque anche una sfida geopolitica, una competizione a “colpi” di affidabilità e trasparenza indispensabili per sconfiggere lo scetticismo e le resistenze dei cittadini.

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