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L'illusione ottica della Patrimoniale

di Roberto Arditti

“Voi introdurrete la patrimoniale” attacca Berlusconi. "Non aumenteremo le imposte, per diminuire il cuneo fiscale" si difende Prodi.

Era il lontano 2006, politicamente parlando un’era geologica fa, e il fondatore di Forza Italia e quello dell’Ulivo si sfidavano in un duello all’americana in vista delle imminenti elezioni politiche. All’epoca, uno spettro si aggirava negli studi televisivi della Rai solleticando i desideri malcelati di alcuni e infiammando le paure inconfessabili di altri. Un fantasma di nome patrimoniale che da decenni tiene il nostro Paese prigioniero di un dibattito fondato più sui sentimenti che sulla ragione.

Quattordici anni dopo tante cose sono cambiate: ci sono nuove forze politiche, nuovi leader e il Cavaliere e il Professore hanno perfino deposto l’ascia di guerra. Eppure, lo spettro della patrimoniale è ancora lì, paralizzando l’Italia in un estenuante quanto infruttuoso derby ideologico

L’oggetto del contendere è la proposta che porta la firma del dem Matteo Orfini e del parlamentare di Leu Nicola Fratoianni. L’emendamento alla legge di bilancio prevede l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti, sostituite con una tassa progressiva sui grandi patrimoni oltre i 500mila euro.

Una mozione che spacca il Paese a metà come ci mostra l’ultima rilevazione SWG.

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Da una parte ci sono gli elettori del centrosinistra, favorevoli in maggioranza (seppure non schiacciante) alla patrimoniale. La tassa Orfini - Fratoianni ottiene il placet del 57% dei supporter dem, un dato ancor più elevato se si considera la presa di distanza del Partito Democratico che ha sconfessato la proposta derubricandola ad “un’iniziativa libera ed individuale di alcuni suoi deputati”.

Dall’altra ci sono i supporter del centrodestra (66%), pronti a salire sulle barricate pur di osteggiare l’emendamento. Non è un caso che nelle ultime settimane la comunicazione social di Salvini e Meloni sia stata una continua evocazione della scure delle tasse, dimostrando quanto la patrimoniale sia uno spauracchio ancora forte nell’area politica un tempo appannaggio di Berlusconi.

Al centro, quel che resta degli elettori pentastellati: favorevoli al 40%, contrari al 48%. Un’incertezza che fotografa bene lo stato confusionale in cui versa l’M5S. “Il Movimento non sosterrà mai una patrimoniale” ha detto Di Maio cercando di bloccare sul nascere qualsiasi tentazione eretica.

Una bagarre politica che rivela plasticamente la vera natura del dibattito sulla patrimoniale: un abbaglio che rischia ancora una volta di portarci a sbattere contro un muro.

Non c’è dubbio che l’Italia abbia bisogno di recuperare risorse per ridurre il debito pubblico accumulato. Tuttavia, la strada non può essere quella di riproporre ricette che sono più utili ad animare il teatro della politica che a risolvere i problemi del sistema Paese.

Una battaglia di bandiera. Di questo si tratta, in primis perché con la soglia dei 500mila euro più che i super-ricchi si rischia di colpire il già infragilito ceto medio. In secondo luogo perché, al netto dell’idealismo, è inutile negare che i detentori di grandi patrimoni possono mettere in campo più di uno stratagemma per diventare inaccessibili.

Invece di paventare per l’ennesima volta la patrimoniale, per quale motivo non si irrobustiscono gli strumenti che consentono allo Stato di raggiungere tutte le tasse che è opportuno prelevare?Introdurre nuovi tributi non è l'unica ed inevitabile via. Il gettito fiscale si accresce anche potenziando la capacità di riscossione degli enti pubblici e su questo punto è necessario che tutte le forze politiche comincino a ragionare.

Insomma, occorre mettere da parte qualsiasi tipo di furore ideologico, da una parte e dall’altra. Soltanto così, una volta per tutte, si potrà affrontare con serietà l’annosa questione del debito.