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Siamo tutti draghiani (per ora)

di Roberto Arditti

Siamo già tutti draghiani. All’indomani del suo insediamento, Super Mario si scopre uno dei presidenti del Consiglio più amati dagli italiani negli ultimi 30 anni.

L’ex governatore della BCE è riuscito a conquistare praticamente tutti. Il PD ne apprezza la difesa appassionata del sogno europeo. La Lega gli riconosce il ruolo di protettore della sovranità nazionale in UE. Forza Italia rivive grazie a lui il dolce ricordo delle abilità diplomatiche del Cavaliere. Italia Viva lo celebra in quanto emblema del capolavoro tattico di Renzi. Una porzione maggioritaria del M5S lo sostiene poiché unico viatico possibile per scongiurare la Caporetto delle urne.

L’intero arco costituzionale (ad eccezione di Fratelli d’Italia e di qualche sparuto gruppo di transfughi) si schiera dunque compattamente con Draghi. Anche i mercati hanno brindato al suo arrivo con lo spread sceso sotto quota 90 e perfino la Confindustria e la CGIL, da sempre su due rive opposte del fiume, hanno riservato parole di stima per il premier.

Ma sono soprattutto gli italiani, come mostra una rilevazione SWG, ad accoglierlo come un possibile “uomo della provvidenza”.

65% è infatti il livello di fiducia con cui Mario Draghi varca la soglia di Palazzo Chigi, ben 23 punti percentuali in più rispetto al Conte giallorosso. Meglio di lui soltanto Mario Monti che nel 2011 iniziò il suo mandato con il 71% di gradimento.

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Così, dopo le beghe partitiche del Conte bis, gli italiani premiano la concordia nazionale all’insegna di cui sboccia (almeno momentaneamente) il governo Draghi. Un dato rivelatore di due sentimenti che accomunano gran parte dei cittadini: la stanchezza nei confronti del trambusto della politica e il desiderio di avere un esecutivo che agisca efficacemente senza perdersi in troppi proclami.

Alle percezioni politiche, si aggiungono quelle economiche. L’arrivo del nuovo premier schiude spiragli di speranza sullo stato di salute delle finanze pubbliche italiane

L’incarico a Draghi segna infatti una inversione di tendenza nei giudizi sulle condizioni del sistema Paese. Il numero di cittadini pessimisti nei confronti della situazione economica nazionale diminuisce repentinamente attestandosi al 37% (un anno fa sfiorava il 60%). Mentre gli ottimisti raddoppiano raggiungendo quota 18%.

Mario Draghi sembra quindi riuscire a sollevare il morale degli italiani. Tuttavia, con il pericolo varianti Covid che incombe minaccioso, il nuovo governo sarà presto chiamato a compiere scelte drastiche. Già da queste prime mosse potremo capire se si tratta soltanto di una passeggera luna di miele o di un consenso destinato a perdurare nel tempo.

 

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