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Draghi? Un po' meglio di Conte. Ma solo un po'...

di Roberto Arditti

Da una parte ci sono le espressioni sobrie e stringate, i silenzi istituzionali, gli sguardi taglienti, il sorriso sornione di chi la sa lunga e un umorismo asciutto in pieno stile british. Dall’altra ci sono le parole volutamente attorcigliate di un principe del foro, il profluvio di like sui social, un tasso di “emozionalizzazione” degno di un reality show e una capacità innata di incarnare quel verace sentimento nazionalpopolare che è da sempre il passepartout per entrare nel cuore del Paese reale.

In altre parole, da una parte c’è Mario Draghi e dall’altra Giuseppe Conte: due Italie, due stili agli antipodi e due modalità diametralmente opposte di intendere il ruolo di presidente del Consiglio.

Sono oramai passati due mesi dal passaggio di consegne ma i paragoni e gli accostamenti tra i premier non sono mai cessati ed anzi hanno tutte le caratteristiche per diventare motivo di acceso dibattito.

Già perché se guardiamo ai dati vediamo che c’è un Paese diviso tra chi guarda con nostalgia all’età del “contismo” e chi invece accoglie con giubilo la nuova stagione draghiana.

L’uno dunque finisce per essere l’ombra dell’altro, in una continuità che c’è tutta sul fronte politico ed istituzionale (l’intera coalizione del Conte bis sostiene il governo attuale) ma che invece non c’è affatto sullo stile di conduzione dentro il “sistema” (nazionale ed internazionale) e, soprattutto, nei confronti dell’opinione pubblica.

Dobbiamo anche ricordare poi come durante tutti i lunghi mesi dell’emergenza pandemica lo “spettro” di Draghi ha aleggiato su Palazzo Chigi, rendendo Conte un inquilino precario pronto ad essere sfrattato da un momento all’altro. E adesso, a partite invertite, c’è chi rimpiange l’approccio iper-comunicativo dell’avvocato del popolo opponendolo a quello ben più algido e morigerato dell’ex governatore della BCE.

Ma, al netto delle distinzioni stilistiche, quali sono i pregi e i difetti di Draghi e Conte secondo gli italiani? E in cosa uno viene considerato meglio dell’altro?

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È una interessante rilevazione SWG a mettere a confronto l’attuale primo ministro con il suo predecessore, restituendoci una fotografia di due leadership che si rivelano essere irriducibilmente diverse.

Draghi viene soprattutto apprezzato per la sua autorevolezza internazionale con il 46% dei cittadini che gli riconosce un’abilità a dialogare con gli altri Paesi Europei ben superiore a quella di Conte.

Ed anche la squadra di governo di Super Mario prevale in maniera alquanto netta, giudicata più coesa e di maggior qualità rispetto a quella dell’esecutivo giallorosso.

Non c’è poi partita tra il piano vaccinale del generale Figliuolo e quello di Arcuri, con il primo ritenuto di gran lunga più efficace rispetto al secondo. Un discorso analogo vale per i programmi di ripresa economica di Draghi considerati più credibili rispetto a quelli dell’ex premier.

Conte, dal canto suo, primeggia nelle misure di contenimento dei contagi e nell’erogazione dei ristori per le attività più colpite dalle chiusure.

Ma è soprattutto sul piano comunicativo che il leader in pectore del M5S svetta sul presidente del Consiglio. Ben il 44% degli italiani è convinto che la sua strategia di dialogo con i cittadini sia più incisiva di quella attuale. Un elemento che, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe spinto Draghi a correre ai ripari, mettendosi alla ricerca di un social media manager capace di dare un necessario sprint alla sua comunicazione senza però sfociare nel sensazionalismo.

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Se però passiamo dal giudizio sulla persona a quello sul governo lo scenario muta, perché, nonostante le difformità personali, secondo la maggioranza degli italiani tra il Draghi I e il Conte II non ci sono poi così tante differenze.

La pensa così ben il 48% degli intervistati, secondo cui alla sostituzione del Presidente del Consiglio non è seguito un effettivo cambio di passo come molti auspicavano.

Non è d’accordo il 21% degli italiani che ritiene invece il governo Draghi più efficace, una percentuale che sale al 37% tra gli elettori leghisti e di Fratelli d’Italia e al 33% tra i supporter del PD.

Mentre il restante 17% privilegia l’esecutivo Conte, una quota che (senza troppe soprese) raggiunge il 57% tra i sostenitori pentastellati.

Insomma, con il Paese ancora in balia delle chiusure, sospeso nel limbo tra zona rossa ed arancione, per i cittadini diventa difficile scorgere qualche inversione di tendenza.

E la sfida decisiva di Draghi si giocherà proprio su questo terreno: mandare agli italiani un chiaro segnale di discontinuità per dimostrare che alle differenze stilistiche ampiamente riconosciute corrisponde anche un cambiamento nella sostanza.