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C'era una volta il Movimento

di Roberto Arditti 

C’era una volta il partito di maggioranza relativa. Forte di un risultato clamoroso alle elezioni del 2018 il M5S ha rappresentato per 4 anni la componente più importante del Parlamento nazionale, non a caso necessaria per formare tutti i governi. La spaccatura tra Di Maio e Conte però ha tutte le caratteristiche per essere un colpo mortale ad una comunità politica già scossa da numerosi abbandoni e da un calo vertiginoso nei consensi. Ma cosa ci porta a dire questo e come possiamo sostanziarlo in termini riscontrabili?

Ebbene ci consente di andare a questa conclusione un recentissimo lavoro di SWG, che proprio di questo tema si occupa.

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Qui si vede benissimo la dimensione della ferita, che emerge da due dati convergenti nel loro significato. Il primo è il numero elevato di italiani che dicono che stanno sbagliando tutti e due, numero che è particolarmente significativo tra gli ex elettori del movimento (segno di un’ulteriore delusione arrecata in quella comunità). Il secondo è nella divisione dei consensi tra i due contendenti. Perché se da un lato è vero che prevale nettamente il sentimento positivo verso Conte, è altrettanto vero che anche Di Maio ha un suo seguito, con il risultato di arrecare un nuovo colpo micidiale alla compagine.

Questa frattura ormai insanabile emerge con chiarezza da un secondo “carotaggio” che merita di essere analizzato.

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Qui la spaccatura è evidente e, politicamente, piuttosto drammatica, perché dimostra che il vaso è rotto ed i cocci non possono essere incollati, con il risultato però di restituirci due debolezze invece di una forza.

Ad ogni modo è Conte a mantenere un rapporto di una qualche solidità con quel che resta del consenso a cinque stelle, su questo i numeri sono assai chiari.

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Da rilevare qui è l’impressionante crollo di peso di Beppe Grillo, fenomeno semplicemente devastante per un movimento politico che ha avuto per dieci anni e più in lui corpo e voce, faccia e anima.

Infine i dati SWG ci permettono anche di guardare al futuro.

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Ed anche qui la confusione regna sovrana. Un elettore su due vorrebbe il movimento andare da solo alle elezioni: cioè il progetto opposto (o quasi) al “campo largo” di cui Letta e Conte parlano (più il primo del secondo in verità), da mesi.

Tentiamo allora una sintesi: c’era una volta il Movimento Cinque Stelle.