Loading...

Questa Europa non piace. È ora di capirlo

di Roberto Arditti


A una manciata di giorni dall’appuntamento elettorale del 26 maggio viene da chiedersi che fine abbia fatto l’Europa. Tra accuse reciproche di fascismo e richieste di dimissioni incrociate, discutere della reale posta in gioco di questa campagna elettorale è diventato un passatempo capace di appassionare soltanto una ristretta cerchia di “eurocrati” e commentatore politici.

Eppure, come fotografato da una rilevazione SWG, si tratta di un’ennesima occasione persa.

Esiste infatti nei principali paesi europei un forte desiderio di “sprovincializzare” il dibattito pubblico. A partire dall’Italia dove il 58% dei cittadini lamenta un’insufficiente attenzione dei media nei confronti della sfida europea.

Sembrano essere servite a poco le numerose e altisonanti campagne mediatiche che, da Maastricht in poi, hanno cercato di fare breccia nel cuore degli elettori e di sensibilizzarli sull’importanza delle istituzioni comunitarie.

Una missione fallita, come dimostrato dal fatto che gli europei non si fanno problemi ad ammettere la propria ignoranza sul funzionamento del Parlamento e della Commissione.

Come spesso accade, alla mancanza di conoscenza si accompagna un deficit di credibilità che spinge i cittadini a bocciare sonoramente l’operato dei legislatori europei.

Un giudizio impietoso sul quale pesano senza dubbio le astrusità dei meccanismi di governo comunitari e alcune assurdità tutte europee; in primis quella della doppia sede del Parlamento del Vecchio Continente (che attualmente si trova sia a Strasburgo che a Bruxelles).

Diapositiva3_1

Così si infrange anche il sogno federalista che fu di Altiero Spinelli. Con soltanto una minoranza di cittadini disposta a dare più potere all’Europarlamento. Percentuali irrisorie specialmente in quei paesi (Francia, Germania, Italia) che dovrebbero fare da traino al processo d’integrazione.

Infine, a eccezione della Spagna, sono pochissimi gli europei che dichiarano di conoscere i propri rappresentanti a Bruxelles.

Un dato confermato dall’indifferenza generale con cui, pochi giorni fa, è stato accolto il primo dibattito pubblico tra gli aspiranti successori di Juncker alla guida della Commissione (Spitzenkandidaten). Segno ulteriore che l’Europa continua ad essere l’assente ingiustificato di questa campagna elettorale.

 

 

 

Roberto Arditti