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L'Europa al voto, tra pulsioni autoritarie e voglia di democrazia diretta

di Roberto Arditti


Iperdemocrazia e totalitarismo, due spinte opposte che però celano la stessa insofferenza, condivisa da gran parte degli europei, nei confronti dei canali tradizionali della rappresentanza.

È quanto emerge da una rilevazione di SWG che “tasta il polso” del Vecchio Continente nei giorni in cui 400 milioni di cittadini sono chiamati alle urne.

Così una porzione minoritaria, ma comunque consistente, dell’elettorato dice addirittura di desiderare un governo dittatoriale. Una pulsione che presumibilmente si tradurrà in un voto per quelle forze politiche che fanno leva, più o meno velatamente, sulla nostalgia dell’uomo forte e di una società ordinata gerarchicamente.

C’è però l’altra faccia della medaglia. Quella della maggioranza che non sembra avere alcuna intenzione di spostare all’indietro le lancette della storia e si schiera convintamente a favore della democrazia, ma non nella forma con cui l’abbiamo conosciuta negli ultimi 70 anni.

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Nell’epoca del narcisismo digitale gli elettori non sembrano più essere disposti a farsi rappresentare da qualcuno (soprattutto dai partiti tradizionali), vogliono invece essere protagonisti in prima persona. 

È il sogno della democrazia diretta che fa breccia nei cuori della maggioranza degli europei con una sorprendente eccezione: l’Italia.

Infatti, il sostegno nei confronti di una più forte partecipazione dei cittadini tocca il livello più basso (39%) proprio nel Paese in cui al governo c’è un movimento (M5S) che del “modello Rousseau” ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

 

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Ci sono poi altri due temi interessanti che ci aiutano a comprendere lo stato d’animo degli elettori europei.

Il primo riguarda i diritti civili sui quali i cittadini sembrano essere meno in sintonia con le idee delle formazioni politiche nazionaliste e conservatrici.

Infatti, la maggioranza degli intervistati pensa che lo Stato debba tutelare i nuovi modelli di famiglia allo stesso modo di quella tradizionale. Una richiesta di maggiore impegno indirizzata al governo che tocca il picco nella Spagna socialista (84%) e appare invece meno urgente in Italia (43%).

 

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Infine, la seconda questione cruciale è quella dell’ambiente. Sul cambiamento climatico le rivendicazioni dei cittadini vanno quasi tutte nella stessa direzione, con la stragrande maggioranza che si dice convinta che l’Europa debba fare di più su questo fronte.

Una domanda incalzante nata spontaneamente nella società, soprattutto tra i giovani, e che in molti Paesi sembra essere intercettata con successo dai partiti Verdi. Tuttavia, in altri (Italia in primis) appare inevasa e fatica a trovare un interprete forte.

 

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Roberto Arditti