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C'è voglia di comunità, ultimo bene rifugio degli italiani

di Roberto Arditti

Alla ricerca di una “comunità gruccia” su cui ciascuno possa appendere timori, ansie e preoccupazioni. L’evocativa immagine di Bauman è più che mai valida nell’Italia di oggi; un bisogno di appartenenza abilmente intercettato dal fronte sovranista, che sul richiamo ai legami identitari ci ha costruito la propria fortuna politica, e a cui i progressisti faticano a dare una risposta alternativa e credibile.

 

È una rilevazione di SWG a raccontarci come per la stragrande maggioranza dei cittadini (81%) sia importante sentirsi parte di un gruppo coeso. Un sentimento che ha poco a che fare con la voglia di unità nazionale e ha molto più il sapore di una spinta tribale.

Insieme sì, ma solo con i propri simili; ciascuno nella sua “echo chamber” dove si ascolta un coro di opinioni all’unisono e non c’è spazio per alcuna voce dissonante.

Una deriva di cui i social sono lo specchio perfetto, gruppi tematici come fossero piccoli clan e account “brandizzati” (bandiera europea per i globalisti e tricolore per i nazionalisti) in modo da identificare all’istante nemici e alleati; un segno di riconoscimento per tenere alla larga chi la pensa diversamente.

Tuttavia, lo slancio verso la comunità viene percepito su due livelli differenti in maniera difforme…

 

A livello nazionale la propensione verso il bene pubblico si rivela alquanto debole (seppur in lieve crescita); con solo il 22% dei cittadini convinto che oggi in Italia si ragioni in un’ottica collettiva.

La “comunità Italia”, polarizzata da continui derby politici, non riesce a percepirsi unita e a scaldare i cuori, però le cose migliorano sensibilmente se si restringe il campo di osservazione…

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Ad apparire molto più in salute è la comunità locale; con una cospicua minoranza in galoppante aumento (40% degli italiani) a sostenere che, nel comune in cui vive, ci sia più attenzione al benessere di tutti.

Un dato che spiega la maggiore volontà dei cittadini ad impegnarsi per le “piccole” battaglie politiche: dal protagonismo crescente dei comitati di quartiere al coinvolgimento emotivo che riescono a suscitare le campagne ambientaliste e anti-degrado.

 

Infine, se dovessimo indicare i protagonisti delle vicende di cronaca di questa prima parte di 2019, quelli sarebbero senza dubbio “gli attori” tradizionali della solidarietà: prima le ONG con l’emergenza sbarchi e adesso le case-famiglia con il caso di Bibbiano.

Una crisi di credibilità che si riflette anche nell’opinione degli italiani, con solo il 45% degli intervistati convinto che nel nostro Paese ci siano persone disposte ad aiutare gli altri.

Dunque, voglia di comunità ma sempre più piccole, chiuse e diffidenti verso chi ha idee opposte e verso chi si presenta come un benefattore.

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