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La crisi più pazza del mondo è finita. Ecco cosa cambia nei partiti.

di Roberto Arditti

Un voto "sovietico" o un esito plebiscitario, come lo ha definito Luigi di Maio. Il Sì dei 63mila di Rousseau (circa l'80% dei votanti) al nuovo governo Conte sembra aver messo momentaneamente a tacere i malumori pentastellati verso un'alleanza con il nemico di sempre. Ma se il popolo degli iscritti appare granitico, tra la base allargata degli elettori sembra esserci più di qualche perplessità.

È una rilevazione di SWG a fotografare lo scetticismo dei supporter grillini, un clima ben lontano dal risultato idilliaco della piattaforma ideata da Gianroberto Casaleggio. Se il 51% degli elettori M5S si schiera a favore delle inaspettate nozze con il Partito Democratico, il 40% si dice invece contrario al patto.

Una ulteriore conferma dell'esistenza di due Movimenti: quello dello spirito originario ambientalista e partecipativo che ha ancora in Beppe Grillo il suo punto di riferimento principale e che trova nella sinistra un suo partner naturale e quello più nazionalpopolare costruito da Di Maio che sul fronte populista con la Lega aveva scommesso la sua carriera politica.

Più compatti i sostenitori del PD che ormai ai governi di coalizione ci hanno fatto il callo. Ben il 69% degli elettori dem è favorevole all'abbraccio giallo-rosso, una concordia interna resa possibile dalla mossa di Renzi che ha cancellato la pregiudiziale anti-grillina che divideva la base del partito.

 

 

 

È poi interessante notare come la turbolenta crisi agostana abbia stravolto la percezione che gli italiani hanno di Giuseppe Conte. Entrato poco più di un anno fa a Palazzo Chigi come l'avvocato del popolo di un'alleanza destinata allo scontro frontale con l'establishment europeo, è oggi invece il volto rassicurante di un fronte anti-sovranista che ha a Bruxelles i suoi tifosi più accaniti.

Così, il premier riesce a compattare l'elettorato Cinque Stelle, oscurando la leadership di Di Maio e rendendo meno indigesto il nuovo accordo. Allo stesso tempo, guadagna un sorprendente 65% di fiducia tra gli elettori dem. Segno che eventuali matrimoni a livello locale tra M5S e PD potrebbero celebrarsi sotto il segno di Conte.

Crolla invece il gradimento del professore tra gli elettori del centrodestra che si potrebbe ricompattare in nome dell'ostilità al primo ministro.

 

 

Sul fronte opposto la scelta di Salvini di rompere l'alleanza giallo-verde non convince tutti gli elettori leghisti. Se il 66% si schiera dalla parte del Capitano, circa un quarto dell'elettorato si mostra dubbioso (18%) o contrario (8%).

 

 

Infine, a pagare lo scotto della crisi è la Lega che, pur restando saldamente in testa ai sondaggi, cala sensibilmente per la prima volta dal voto del 4 marzo 2018. Il partito di Salvini si attesta al 33,6% tornando a livelli di consenso vicini a quelli delle Elezioni Europee.

 

Cresce il Movimento 5 Stelle (21,4%) che recupera una fetta di elettori delusi dall'alleanza con il Carroccio. Scende invece, seppure lievemente, il Partito Democratico tornando ad essere terza forza politica (21,1%). Un quadro sempre più ingarbugliato, ma già dalle prime settimane del Conte bis arriveranno importanti segnali che potrebbero confermare o smentire le principali tendenze nelle intenzioni di voto.