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I ceti popolari votano a destra, i "millennials" si astengono e le città scelgono la sinistra. Ecco i segreti del voto in Emilia Romagna.

Di Roberto Arditti

Perfino nella “ricca e felice” Emilia Romagna le classi popolari scelgono i sovranisti. Una dimostrazione del fatto che per arginare la nuova destra non basta avere un welfare sul modello scandinavo e un tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Italia. Gli indicatori economici non spiegano tutto, il disagio di una parte dell’elettorato è molto più profondo ed ha molto più a che fare con la percezione che con la realtà.

È una interessante rilevazione di SWG a mostrare l’attrazione che le “sirene salviniane” esercitano verso i ceti più bassi.

Così, se la coalizione di centrodestra perde la sfida delle urne, stravince invece quella delle periferie. Il consenso aggregato della Lega e di Fratelli D’Italia nelle classi popolari tocca quota 60% contro appena l’11% del PD e il 5,8% del M5S.

Dunque, il vento del gaucho-lepenism (espressione coniata in Francia per spiegare il voto dei più svantaggiati alla destra radicale) soffia sempre più forte in Italia.

 

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C’è poi un altro dato degno di nota ed è quello sul voto dei più giovani.

Né destra né sinistra: il primo partito tra i millenials e la Gen Z è quello dell’astensione, con ben il 41,4% che ha scelto di disertare le urne (alle scorse Regionali era “soltanto” il 34,2%).

Tra la restante metà che invece si è presentata ai seggi prevale il Partito Democratico (32,6%) sulla Lega (26,1%), sebbene entrambi in calo. Una fotografia di una generazione più progressista di quella dei loro genitori.

 

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Infine, c’è un’altra frattura che immortala bene il voto regionale ed è quella citta VS campagna.

È sufficiente guardare la mappa elettorale per comprendere la portata della spaccatura: il Pd vince a mani basse nelle città, la Lega conquista i comuni più piccoli.

Una linea di faglia emiliana ma globale, perché la cosa che stupisce è che le dinamiche elettorali negli ultimi anni finiscono per assomigliarsi sempre di più.

Dagli Stati Uniti alla Francia, passando per la Gran Bretagna, la Germania e perfino l’Emilia-Romagna: cambia l’ambientazione ma il copione resta sempre lo stesso.

 

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