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M5S: ritorno alle origini ma i numeri continuano a calare.

Di Roberto Arditti

 

“Sapevamo e sappiamo che il sistema avrebbe provato e proverà in tutti i modi a cancellare le leggi che abbiamo fatto in un anno e mezzo di governo”. Sono le parole d’ordine di sempre, i mantra delle origini a impregnare la reazione d’orgoglio del Movimento 5 Stelle e del suo “autodetronizzato” capo politico Luigi Di Maio.

Ritornare dove tutto è cominciato, allo “spirito del vaffa”. Sembra essere questa la strategia di una fazione consistente dei pentastellati dopo il tracollo alle Regionali.

 

 

La chiamata in piazza contro il possibile ripristino dei vitalizi, il braccio di ferro sulla prescrizione, l’obiettivo è chiaro: divincolarsi dalla morsa delle responsabilità di governo rimettendo al centro le battaglie identitarie anticasta. Una linea che rischia di esasperare i fragili equilibri su cui si regge l’esecutivo giallorosso.

Ma, tatticismi a parte, per adesso i numeri raccontano di un M5S sull’orlo del collasso.

Sono le intenzioni di voto SWG, successive alla disfatta in Emilia ed in Calabria, a fotografare la caduta in picchiata del Movimento al 13,9%. Sempre più lontano dal 32% delle Politiche del 2018 e sempre più vicino a Fratelli D’Italia, con il soprasso della Meloni che di settimana in settimana appare uno spettro assai concreto.

 

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Non ci sono dubbi quindi: gli elettori sono in fuga dal Movimento, ma verso dove si dirigono?

Se l’esodo sembra essere una scelta comune tra gli oramai ex supporter cinquestellini, le strade che imboccano appaiono divergenti e ci dicono molte cose interessanti sul disorientamento della galassia grillina.

Cominciamo dall’Emilia. Qui l’alleanza giallorossa di governo si materializza nelle urne. Infatti, se soltanto il 28% di chi aveva scelto il Movimento alle Europee 2019 conferma il suo voto, tuttavia appena l’8% finisce nelle “braccia di Salvini”.

La maggioranza dei delusi grillini confluisce invece sul fronte del centrosinistra (16,9% PD e 16,8% le altre liste della coalizione). È il volto “progressista” dei pentastellati, quello dei meetup e del mito della cittadinanza attiva che adesso torna nella sua collocazione naturale.

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Ma se il disegno strategico di un fronte antisalviniano caldeggiato da Zingaretti e Conte prende corpo in Emilia, lo stesso invece non si può dire in Calabria.

Qui l’alleanza giallorossa non riesce a fare breccia nei cuori dei grillini disinnamorati. Infatti, soltanto il 10% degli elettori in uscita sceglie il centrosinistra.

È così emerge l’altra faccia del Movimento Cinque Stelle: quella “sudista”, delle roccaforti un tempo berlusconiane sedotte dalla leadership di Di Maio e dalle sue promesse economiche.

Il 43% dei delusi calabresi finisce nell’astensione e ben il 21,5% opta per il centrodestra (complice probabilmente il ricordo ancora vivido dell’abbraccio populista gialloverde).

Una dimostrazione ulteriore della vera natura del M5S: quella di grande catalizzatore di sensibilità e stili politici eterogenei uniti in nome della lotta alla casta. Ma adesso che pare sul punto di implodere, gli elettori stanno tornando alle origini.

Lo scontro quindi è di nuovo fra destra e sinistra (seppure molto diverse da un tempo) e il Movimento deve scegliere in fretta da che parte stare.

 

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