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Il tempo della paura

Di Roberto Arditti

Intimorita, arrabbiata, con il fiato sospeso ma soprattutto intensamente malinconica. È l’Italia in isolamento, sempre più fragile emotivamente e alla ricerca di una boccata di speranza nei “concerti” sui balconi.

La fotografia dello stato d’animo del nostro Paese in questi giorni così inverosimili ce la restituisce l’osservatorio SWG sul Coronavirus.

Scopriamo quindi che la paura fa un balzo in avanti di ben 15 punti percentuali rispetto alla media dell’ultimo quinquennio arrivando a quota 34%.

Spaventati sì, ma anche affranti. È la tristezza infatti il sentimento dominante (45%), la stessa che si respira nelle strade desolate delle città con le saracinesche abbassate di negozi, bar e ristoranti come in tempo di guerra.

Un’emergenza che cambia volto giorno dopo giorno e che il 39% dei cittadini vive con apprensione, in attesa che accada qualcosa.

Allo stesso livello si attesta la rabbia (39%) che però resta stabile rispetto agli ultimi anni, segno che il virus non fa adirare gli italiani più di quanto non lo siano già.

In uno scenario così emotivamente cupo, c’è però una piccola nota positiva: la fiducia arriva al 17%, in crescita di 6 punti percentuali.

 

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Le previsioni più ottimistiche di fine febbraio, quando per molti il Covid-19 era ancora una “banale influenza”, naufragano di fronte alla dura realtà dei numeri.

Così, se il 27 febbraio la stragrande maggioranza degli italiani (70%) era convinta che i decessi nel nostro Paese non avrebbero superato quota mille, oggi è costretta a ricredersi smentita dal bollettino quotidiano della Protezione Civile.

Nella rilevazione SWG del 12 marzo il 33% dei cittadini indicava tra i mille e i 5mila il numero probabile di morti, il 13% tra i 5mila e i 10mila e l’8% addirittura tra i 10mila e i 50mila.

 

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Ma quanto durerà ancora l’emergenza?

Anche in questo caso le aspettative più rosee sono costrette a fare i conti con la realtà.

Sono sempre di meno gli italiani convinti che il Coronavirus svanirà in poche settimane. Per il 50% durerà ancora due o tre mesi e per il 18% si protrarrà anche dopo.

Insomma, siamo molto lontani dalla minimizzazione del pericolo di qualche settimana fa. Quella a cui stiamo assistendo è una gigantesca presa di coscienza della gravità della situazione.

 

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