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Gli italiani vogliono tornare a lavorare (in sicurezza). I dati SWG parlano chiaro.

Di Roberto Arditti

Tanti la invocano, molti sperano che arrivi il prima possibile ma nessuno sa veramente come sarà. È la fase 2 dell’emergenza COVID, quella della ripartenza dopo l’isolamento, quella dell’Italia che prova a reagire dopo il lockdown che l’ha paralizzata da Nord a Sud.

Impossibile però un ritorno immediato alla normalità. Sarà un percorso graduale fatto di allentamenti e riaperture progressive e non si possono neppure escludere nuovi stop and go. Una strada tutta in salita che richiederà la massima prudenza nella gestione ma soprattutto un atteggiamento a dir poco “stoico” da parte dei cittadini.

Per questa ragione diventa centrale testare la tenuta psicologica degli italiani e capire se sono consapevoli che quella che li attende nei mesi a venire non sarà la vita di sempre.

A fornirci la risposta è il Radar SWG che da quando è cominciata la crisi sanitaria monitora ogni minimo cambiamento nelle percezioni e negli umori della popolazione.

Così, nelle ultime settimane assistiamo a una gigantesca presa di coscienza sulle dimensioni e sulla durata dell’emergenza. Se a marzo la maggioranza degli italiani si illudeva che il COVID sarebbe scomparso nel giro di tre mesi, adesso invece c’è la sensazione che il virus sarà con noi per molto più tempo.

Un crudele bagno di realtà che però dimostra l’attuale consapevolezza del Paese e lascia ben sperare sulla sua capacità di resistenza.

 

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Fase 2 sì, ma come?

Tra le tante soluzioni prospettate, tre sembrano essere le più apprezzate dagli italiani.

La prima è una ripartenza geografica che consentirebbe di riaprire le attività cominciando dalle zone meno colpite ossia quelle del Centro-Sud. Un’ipotesi che ottiene il favore del 29% dei cittadini.

Le altre due delineano invece una exit strategy anagrafica: mandare a lavoro prima i giovani e le donne oppure proseguire l’isolamento domestico ma solo per gli anziani Quest'ultime raccolgono lo stesso livello di gradimento (22%).

 

Fopto 2

 

E per le aziende la chiusura forzata quanto ancora deve durare?

Su questo punto gli italiani sembrano avere le idee chiare.

Se per il 34% è giusto continuare la serrata generale delle attività produttive, per la stragrande maggioranza (60%) le imprese devono riaprire il prima possibile a patto però di garantire livelli elevatissimi di sicurezza.

La frenesia della ripartenza non deve quindi pregiudicare la salute dei lavoratori.

 

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Ma una volta riaperti i negozi, quali sono le prime cose che gli italiani compreranno?

È un podio particolare quello dei primi acquisti post-Coronavirus. C’è l’abbigliamento simbolo della voglia di quotidianità, ci sono i viaggi emblema del desidero di liberarsi dalle restrizioni ma ci sono anche gli articoli da giardinaggio, una passione casalinga probabilmente scoperta da molti durante la quarantena

Ognuno dunque ha il suo orizzonte di speranza per superare la dura prova dell’isolamento, nell’attesa che la fase 2 possa regalare almeno un briciolo di normalità.

 

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